Un po' di storia

Facciamo un passo indietro. Sono i primi anni ’90 e a Firenze nasce il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Chimica dei Materiali (INCM), figlio di una “rivoluzione” che cambierà radicalmente il modo di fare ricerca nel campo della scienza e la tecnologia dei materiali. Questa rivoluzione era la logica conseguenza di due processi strettamente interconnessi che si andavano imponendo in questi anni.
Il primo processo è l’affermarsi dei materiali avanzati, che, progettati “su misura” perché abbiano precise caratteristiche, cominciano a cambiare “da dentro” tecnologie ben più visibili, come la microelettronica, ma anche le celle fotovoltaiche, le protesi biomediche, i rivestimenti per l’edilizia, la costruzione degli aeroplani, persino il restauro delle opere d’arte. I nuovi materiali richiedono però un nuovo modo di fare ricerca. Sui progetti devono infatti collaborare competenze tradizionalmente divise dalle rispettive barriere disciplinari: fisici con biologi, chimici con matematici, ingegneri con medici, per fare alcuni esempi.
Proprio per assecondare questo nuovo modo di fare ricerca, negli stessi anni – e siamo al secondo processo – in Europa cambiano anche gli strumenti di finanziamento. Anziché singoli gruppi, si cominciavano a privilegiare le reti di ricerca, che si costituiscono di volta in volta intorno a progetti specifici. Gli stessi progetti diventavano più grandi, e quindi più difficili da gestire.
Di fronte a queste due sfide il sistema italiano si presentava con una debolezza strutturale. I suoi punti di forza si trovano infatti nella ricerca universitaria, per sua natura frammentata in gruppi piccoli e omogenei, spesso con assolute eccellenze ma poco adatti per competere nel nuovo mercato della ricerca internazionale. Il modello del Consorzio interuniversitario ha consentito tuttavia di trasformare questo problema in un’opportunità, riunendo e coordinando le competenze presenti nei singoli atenei e offrendosi come un unico interlocutore per progetti di ricerca ambiziosi in Italia e all’estero.
Proprio per ampliare la massa critica di competenze, il Consorzio INCM sente, a metà degli anni ’90, la necessità di un’apertura verso altre discipline che si occupano tradizionalmente di scienza e tecnologia dei materiali. Per questo motivo, il 26 novembre 1996, in seguito all’adozione delle modifiche di Statuto, il Consorzio INCM si fonde con i Consorzi Interuniversitari Nazionali Ingegneria e Scienza dei Materiali (INISM), Scienza delle Macromolecole (CISM) e Applicazioni Chimiche della Radiazione di sincrotrone (CIRS) e cambia il proprio nome in Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM).
Alla fine degli anni ‘90, con l’avvento delle nanotecnologie, il Consorzio INSTM è, così, pronto a raccogliere la sfida, diventando negli anni in Italia, secondo la Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) promossa dall'Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), il primo tra i consorzi italiani nelle aree delle Scienze Chimiche (Area 03) e dell’Ingegneria Industriale e dell’Informazione (Area 09) per il periodo 2004-2010, rispettivamente con il 94% e l'83% dei lavori scientifici giudicati “eccellenti”.

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